Cybersecurity

Il tuo numero di telefono può essere usato per tracciarti

Il tuo numero di telefono può essere usato per tracciarti

Cosa è davvero possibile (e cosa no)

Negli ultimi giorni sta circolando molto un thread su Reddit che ha riportato l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: quanto sia facile ricavare informazioni personali partendo da un semplice numero di telefono.

Alla discussione si è affiancato anche un progetto open-source pubblicato su GitHub, che dimostra in modo pratico come alcune informazioni possano essere inferite senza violare direttamente il dispositivo della vittima.

Facciamo chiarezza, senza allarmismi e senza scorciatoie narrative.

Il punto chiave: il numero di telefono è diventato un identificatore digitale

Oggi il numero di telefono non serve più solo a chiamare o ricevere SMS. È diventato una vera e propria chiave di identità digitale, utilizzata come:

  • credenziale di registrazione per app e servizi
  • metodo di login o recupero account
  • collegamento tra profili social
  • identificatore per servizi di messaggistica
  • riferimento per advertising e data broker

A differenza di email e username, il numero di telefono è persistente: si cambia raramente, resta associato alla persona per anni ed è spesso richiesto come requisito “minimo”.

Ed è proprio questa persistenza a renderlo prezioso — e potenzialmente rischioso.

Non si parla di “spionaggio diretto”, ma di correlazione

Un chiarimento fondamentale è necessario.

Nella maggior parte dei casi non c’è accesso diretto al telefono, non c’è intercettazione dei messaggi e non c’è tracciamento GPS in tempo reale.

Il meccanismo è molto più sottile: correlazione e inferenza dei dati.

Partendo da un numero di telefono, è possibile:

  • collegarlo a servizi online dove è stato utilizzato
  • incrociarlo con database trapelati in seguito a data breach
  • associarlo a profili social pubblici o semi-pubblici
  • dedurre interessi, abitudini e contesto geografico
  • ricostruire pattern di attività nel tempo

Tutto questo senza “bucare” nulla.

Cosa si può realisticamente scoprire (e cosa no)

È importante distinguere tra possibilità reali e miti.

Informazioni plausibili:

✔️ Area geografica approssimativa
✔️ Presenza su specifici social o servizi
✔️ Abitudini digitali (orari, frequenza d’uso)
✔️ Interessi commerciali o comportamentali

Cose che NON avvengono:

❌ Accesso ai messaggi
❌ Tracciamento GPS continuo
❌ Controllo remoto del dispositivo

Il rischio non è il “controllo”, ma la profilazione invisibile.

Il proof-of-concept tecnico: Device Activity Tracke

A rendere la discussione particolarmente interessante è un progetto open-source pubblicato su GitHub:
Device Activity Tracker (gommzystudio).

Il progetto non viola la crittografia di WhatsApp o Signal e non legge i messaggi.
Mostra però come sia possibile inferire lo stato di attività di un dispositivo partendo esclusivamente da un numero di telefono.

Come funziona (in sintesi)

  • utilizza WhatsApp Web come client
  • analizza il tempo di risposta (RTT) delle delivery receipts
  • non invia messaggi visibili all’utente target
  • non genera notifiche sul telefono monitorato

Dal solo timing delle risposte, il sistema riesce a dedurre se il dispositivo associato a un numero è:

  • attivo
  • in standby
  • offline

È un esempio concreto di quanto i metadati, anche senza contenuti, possano rivelare informazioni sensibili.

Perché è important

Questo progetto dimostra un punto cruciale:

  • la sicurezza dei contenuti non basta se i metadati restano osservabili
  • anche sistemi con crittografia end-to-end possono rivelare informazioni indirette
  • il numero di telefono espone molto più di quanto si pensi

Il repository chiarisce che si tratta di ricerca a fini educativi, ma il messaggio è chiaro:
il problema non è l’hacker, è il modello di esposizione dei dati.

Perché riguarda tutti (anche chi “non ha nulla da nascondere”)

La privacy non riguarda il nascondere qualcosa.
Riguarda chi ha potere sui tuoi dati e cosa può dedurne.

Sapere:

  • quando sei attivo
  • quando sei offline
  • quanto sei prevedibile
  • a quali servizi sei collegato

è già informazione sensibile.

Il numero di telefono, oggi, è una identità digitale debole perché è:

  • unico
  • difficile da cambiare
  • richiesto ovunque

Cosa puoi fare concretamente

Senza estremismi, alcune buone pratiche aiutano davvero:

  • evitare di usare il numero come login principale quando non necessario
  • limitare l’accesso ai contatti concessi alle app
  • usare numeri diversi per servizi critici e servizi “usa e getta”
  • rivedere le impostazioni privacy di social e app di messaggistica
  • diffidare dei servizi che chiedono il numero “solo per comodità”

Non è una questione di paranoia, ma di consapevolezza digitale.

In conclusione

Non è fantascienza.
Non è hacking da film.
È il risultato di anni di accumulo e correlazione dei dati.

Il vero tema non è:

“Possono tracciarmi?”

Ma piuttosto:

“Quante informazioni sto rivelando senza rendermene conto?”

Capire come funziona è il primo passo per riprendere controllo della propria identità digitale.

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Scritto da

Rosario Giordano

Rosario Giordano è System Administrator e consulente IT specializzato in cybersecurity e cloud, con oltre 20 anni di esperienza nella gestione di infrastrutture Linux enterprise. Le sue aree di competenza includono hardening di SSH, piattaforme Kubernetes, database PostgreSQL, ambient i virtualizzati VMware e Proxmox, nonché la conformità ai framework di sicurezza NIS2 e ISO 27001.